ETICHETTE (UN OCCHIO ALLA CREATIVITA') - Aprile / Maggio 2014 - Numero 61


Sparkling italian graffiti

La Luxoro vuole ringiovanire l’immagine delle bollicine. Così, ricevuta carta bianca da Michele Chiarlo, lancia la sua provocazione ed esplora i colori della street art

di Alessandro Botré
L’etichetta di un vino è come la copertina di un libro. Deve attrarre. Ma soprattutto trasmettere un messaggio. Nello specifico, quello di un territorio. Non deve essere troppo incentrata sullo spirito del momento, bensì saper resistere al tempo. In questo, va detto, i francesi sono maestri. Ma stiamo imparando anche noi italiani, e con i vigneron d’Oltralpe si può azzardare un chiasmo; il Piemonte ha molte affinità con la Borgogna: etichette semplici, didascaliche del vigneto più che di un brand, mentre la Toscana è paragonabile al Bordeaux. A sostenerlo è anche Alberto Chiarlo, responsabile marketing e commerciale dell’azienda piemontese Michele Chiarlo, dove è affiancato dal fratello Stefano, l’enologo, e dal padre, che dà il nome alla cantina. «Noi», dice, «come la Borgogna, abbiamo spesso contadini come antenati, mentre la Toscana ha famiglie nobili che hanno gestito vigneti pe ...

PER LEGGERE L’ARTICOLO INTERO COMPRA IL NUMERO IN PDF


EDICOLA ON LINE
    
GLI EVENTI DI SWAN GROUP